20 giugno 2015

il ventigiugno cominci un libro, ti imbatti in due righe, ti si apre un cassetto.

un po’ da ancora noia, un po’ no.

strane le coincidenze.

comunque auguri.

(…) lassù l’occhio spazia fino a perdersi,
e dove si perde l’occhio anche il cuore resta invischiato. (…)

(…)le cose investite di troppa luca proiettano altrettanta ombra,
ogni luce ha il suo lutto, ogni porto il suo naufragio. (…)

a.d.a.

oggi ho visto gli scoiattoli volare.

ero al parco, a correre, e mi sono sentita delle ombre sopra la testa; mi sono fermata, ho alzato gli occhi, e li ho visti.

due che si rincorrevano, e che per sfuggirsi saltavano da una fronda di pino all’altra. volando.

mi s’è stampato un sorriso in faccia, anzi credo proprio di aver riso con il rumore, e poi ho avuto quel momento autistico di prendere il telefono, chiamare, e dire “non ci crederai mai, ma gli scoiattoli volano“.

sarebbe partita una filippica assurda di patafisica e forza centripeta, di immense cazzate e parecchie risate.

poi ho riguardato in su e ho visto i due scoiattoli che mi guardavano immobili.

uno mi ha detto “Vale, ma che a cazzo pensi?

ed è li che mi sono chiesta: come cavolo fa a sapere il mio nome!

poesia (di guido catalano)

sono inciampata per caso in questa poesia.
inciampata è la parola giusta.
ciònonostante la voglio salvare.
perché mi è piaciuta.

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” E stamattina mi son trovato lì a pensarti che non succedeva da un sacco

e intanto che guardavo il bollitore nella speranza che la mia attenzione

velocizzasse il processo fisico che porta l’acqua dallo stato cheto

a far glù glù,

mi sono ritrovato lì a pensarti che non so se te l’ho detto

era un sacco che non mi succedeva.

 E mentre l’acqua non bolliva mi domandavo, chissà lei che cosa fa?

chissà che dice? e a chi? si bacia con qualcuno? ci fa all’amore?

che cosa legge? c’è una persona a cui lei vuole bene più di tutte? ha un gatto?

mi pensa mai mentre prepara il tè? come li porterà i capelli? saranno corti come li ricordo io?

in questi giorni freddi c’è qualcuno che la scalda?

E l’acqua continuava a non bollire e io avevo in bocca un gusto

come di topo morto

che un topo io, mica l’ho mai assaggiato si fa per dire

dovuto, il gusto, all’importante quantità di vodka e salatini assunti ieri notte

per sopravvivere ai pericoli dei quali continuo a contornarmi sprezzante ed incosciente.

Sì, bevo ancora molto non fumo più friggo con moderazione

assumo peso scrivo parecchio ed ogni tanto mi esce

qualcosa di piuttosto ganzo anche se mica tutti si trovano d’accordo

e poi alle volte ti penso ancora

mentre che mi preparo un tè.

Ed è una vita strana questa ne converrai con me

incontrarsi fare all’amore assieme stare un gran bene

e poi come d’incanto diventa tutto un vaffanculo.

Di tutto quest’amore di tutti questi occhi dentro gl’occhi

e dei sospiri, dei sussurri e baci che ci rimane?

un quasi niente un mazzo di poesie

un bollitore arrugginito una mattina di dicembre

ed una tazza di malinconia bollente. “

chissà se capita anche a lui.
che poi io il tè, mica me lo faccio mai.

 

the fabulous adventur of LaVale

Avevo bisogno di vuotarmi la testa, cambiare aria, respirare arte.
Ogni tanto mi serve, c’è chi necessita di shopping, chi di stonarsi, chi di ballare, io da un po’ di anni sento il bisogno di vedere qualcosa di bello, di estraniarmi nella contemplazione, e ricaricarmi dell’energia che prendo da queste cose.

Queste cose, questa volta, erano le fotografie di Steve McCurry nella sua personale a Siena.
Non sto a dilungarmi sulla bellezza della location, nè sulla originalità dell’allestimento, nè del culo di averla visitata semivuota in pausa pranzo.
Su qualche scatto ho sentito abbozzarmisi un sorriso non comandato, su di uno gli occhi riempirmisi di lacrime, su una fastidio, su altre invidia. Insomma un tripudio di emozioni che era quello di cui avevo bisogno; due ore di testa completamente scevra di pensieri e preoccupazioni e occhi pieni di bellezza.

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Però…perché c’è sempre  un però a guastare la magia, cristo di un dio, però…era a Siena, ridente cittadina fra le colline toscane, e se è vero che non sono più sensibile a certi ricordi, è vero anche che certi ricordi proprio non li puoi cancellare, e che quando ti ritornano a trovare, due conti assieme ce li devi fare.

Sono passati così tanti anni da quando io e il giardiniere ci siamo visti l’ultima volta, che quasi non la ricordo più; mento spudoratamente, lo sapete vero.

Ricordo il pranzo amichevole e improvvisato  consumato in balcone, e un lungo lunghissimo e profondo abbraccio di saluto, che sapeva di addio, quale era. Non un bacio, non un gesto intimo; eravamo infatti già da tempo retrocessi ad amici del cuore, dove il cuore era certamente scritto con la c maiuscola, che non prevedeva alcuna fisicità, che a dire il vero non hai mai poi fatto la differenza .

E’ incredibile come scrivendo riacquistino colore quelle sbiadite fotografie archiviate nella memoria, come i bei momenti ridiventino quasi palpabili, e le risate e le fiumane di parole quasi udibili. E’ davvero incredibile, e forse dovrei fermarmi qui, onde evitare di riaprire una ferita ormai cicatrizzata da tempo, e quindi niente paura, credo di potermi concedere questo lusso, chiamalo regalo di natale, e fermarmi a ricordare.

Col senno di poi, con l’illuminazione di poi, è tutto così chiaro; il mio bisogno di attenzioni, il suo bisogno di cure, la voglia di spensieratezza, di ridere di gusto, fra una sigaretta e un bicchier di vino, di prendere e partire, di immaginare un’altra vita e un’altra me. Magari lasciva e bohemien in una torretta di una badia, fra campi di ulivi e vigne…certo che ho vissuto delle cose che ragazzi non ve le posso raccontare, ma ripensandoci, debbo essere grata di quello che la vita mi ha lasciato vivere in certi momenti.

E lo sono; perché sempre con quel senno di poi, illuminata abbestia, posso dirvi in tutta onestà che se oggi sono quella meravigliosa creatura che alcuni di voi hanno il privilegio di conoscere, è perché la vita mi ha fatto fare giri immensi: a volte spericolate discese da montagne russe (quelle che fai con le braccia alzate), a volte impervie salite dove c’è da sputare sangue e sudore, ed ho pianto sulle mie ginocchia sbucciate, ed ho riso fino a quasi morire, e sono arrivata fin qui, dove sono adesso, dove posso guardare “le mie avventure” e , perché no, anche riderne, e cullarle come un bambino, e rimetterle a dormire.

Sono davvero fiera di me, della Vale che sono adesso, e se lo sono è perchè ho attraversato tutto quello a viso aperto, e avrò preso anche qualche ceffone, sì, ma cristo se me la sono goduta.

( hai visto che mi ha fatto bene alla fine McCurry, che saluto)

new age

ANTEFATTO
praticamente è successo che myblog ha cambiato piattaforma passando a wordpress, e c’è stato tutto un fremere agitato di “va, non va” che  mi ha spinto a venire a vedere com’era la nuova faccenda.

FATTO
mi sono innamorata di uno.
si fa presto a “dire mi sono innamorata di uno” però tant’è.
alexander ebert, si chiama così, meglio noto come Edward Sharpe and the Magnetic Zeros. e niente, mi sono innamorata di questo soggetto che è un frammisto fra un santone un po’ hippie un po’ indie un po’ folk, fra lo sfatto marcio e il super chic! e nulla mi s’è risvegliato lo spirito del surf, il burning man, lo zen,la psicadelia, il vento caldo del deserto assieme alle profondità dell’abisso, i capelli incordellati e i piedi neri, la cannabis e il piacere insensato dello stordimento… e  vai l’ascetismo è andato a farsi fottere in quattro e quattro otto.
ma voi non potete capire, perchè a dire il vero in buona sostanza non c’è niente da capire.
volendo c’è da ascoltare tipo life is hard e chissà che non possiate capire ciò di cui io sto scrivendo.

POSTFATTO
volevo solo concludere dicendo che se mi si presenta sono disposta a infrangere il mio voto di castità. #sapevatelo

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faiv

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cazzo da quant’è che non scrivo. 

29/05/13  tipo cinque mesi.

a guardare indietro anche il post precedente risale a cinque mesi indietro; questo cinque che si ripete mi fa pensare.

il numero 5, chissà che significato ha, fammi vedere un po’.

cinque è il numero naturale dopo il 4 e prima del 6.

bella wikipedia.

ma poi se leggi ancora, è un sacco di altre cose, è persino il numero di Shiva, e nella smorfia è la mano, ed è il numero dei giocatori di una squadra di basket, è quello di “gimmefaiv…orrai

certo che tornare a scrivere, per scrivere del cinque, è una bella cacata, lasciate che ve lo dica.

ma ho sentito il bisogno di farlo, e quindi, perchè no.

stamani ho sentito per caso una canzone vecchissima, little wing, che mi ha riportato indietrissimo con la memoria, di tipo quasi 20 anni; credetemi che dire quasi vent’anni piglia male.

la vecchiezza è terrificante, la sua sensazione lo è; quella ad esempio che ti nasce quando su google crome imposti la grandezza dei caratteri dello schermo al 110% e pensi “cazzo se la vedo più chiara” (e porti già gli occhiali, puttanaeva). è quella che provi quando allo specchio ti togli quei peletti infingardi che ti sono incominciati a spuntare sul mento. è quella che ti spinge a rifiutare un invito ad un party troppo party per i tuoi gusti attuali, e quella che ti fa storzare il naso nel vedere in giro quelle che tu chiami “amorevolmente” maidome.

insomma, quella roba lì.

che alla fine poi non ho mica un cazzo da scrivere, o meglio non ho un cazzo da scrivere qui; ma non abbiatevene a male nè qui, nè altrove.

è che bho…non so se sono felice, o come sempre otherwisehappy; potrei stare anche bene, a parte quella specie di ovo sodo dentro che non va nè in su nè in giù, ma che oramai mi fa compagnia, come un vecchio amico (semicit.)

non sono un cazzo zen, sarà l’autunno, sarà la vendemmia, sarà quest’odore di mosto che arriva dalle cantine, sarà sarà sarà….ma cosa volete che vi dica. 

facciamo che non vi dico un bel nulla. 

ci si vede.

#sapevatelo

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art by Thierry Guetta, alias Mr. Brainwash

“Smettete di meravigliarvi e di lamentarvi del comportamento degli uomini. Una volta per tutte sappiate che sono capaci di fare di meglio e purtroppo anche di peggio, decidete quindi di non occuparvi più dei loro errori e dei loro difetti, poiché ciò mette in moto troppe reazioni negative dentro di voi. Esiste una corrispondenza tra ciò di cui vi occupate e lo stato nel quale vi sentite in seguito. Se siete a tal punto sensibili alle cattive azioni degli altri, vi sentirete invasi da sentimenti di ostilità, di collera, di indignazione, ecc. Tuttavia sappiate che non sono i vostri sentimenti che li potranno cambiare. In compenso tali sentimenti agiranno del tutto sfavorevolmente sulla vostra coscienza interiore e un giorno il vostro stesso viso rifletterà tutti quei sentimenti negativi che avete nutrito. Ebbene ciò non è intelligente. L’uomo intelligente non fa dipendere il suo stato interiore dal comportamento degli altri.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

ciao…

…ragazza che imbratti i muri dei metrò.

pensavo di scrivere un post, invece che farmi offrire un sorso si zabov, anche perchè preferisco del vov.

sono 5 mesi che non scrivo qui, record dei record di latitanza dal blog.

non sto a farmi più di tante domande sul perchè o sul percome, fatto sta che l’altro giorno parlando con laBene è saltato fuori che è un peccato che non scrivo più, e che magari avrei dovuto riprendere, senza sforzo, senza obbligo, senza impegno.

ma lasciare tutto così, dice lei, non è bello.

sarà che poi sul socialcoso dei giovani sono anche stata invitata in un gruppo di socialcazzeggio di “vecchi” blogger, che mi sono sentita così fuori dal giro, che da un lato mi ha fatto piacere e dall’altro questo senso di fastidio al cazzeggio ludico ricreativo mi ha anche un po’ inquietata.

comunque ho sentito il richiamo del blog, e sono andata a spolverare il mio vecchissimo nyc-005 (fate a meno di gugolare che tanto dice non esiste più) che è talmente tanto pieno di cazzate, ma cosa dico cazzate, svarionate, ma cosa dico svarionate, zavagli in piena regola, senza freni ne vergogna, che myblog ha pensato bene di oscurarlo; in buona sostanza, dice che non esiste ma dal mio pannello admin vedo ogni cosa….anche quelle che non vorrei vedere mai più.

che poi infondo cos’è un blog se non un vomitatoio anonimo a cielo aperto? 

vogliamo forse far finta tutti di essere degli scrittori incompresi?

delle penne sopraffine e argute?

no; a quasi 42 anni suonati, è ora di essere maturi, ed ammetter quello che è.

il blog è come La corazzata Potëmkin : una cagata pazzesca!!!!!

che poi, Pitacco docet, ognuno nella sua vita è libero di fare quel che crede, e quindi è anche libero di vivere di blog, se gli pare.

insomma, che dire (vedi che poi alla fine non scrivo perchè non ho un cazzo da dire).

se vi chiedete come sto, io sto abbastanza bene. oggi compie gli anni mia sorella, e c’è un tempo che fa cagare. non che questo c’entri un gran che. sono come sempre uno spettacolo, ma non potrei essere altrimenti. sono quasi un’asceta, e va bene così. sono in pace con dio e quasi completamente anche con gli uomini. non mi drogo più da svariati anni, bevo quasi mai, e quando accade, accade moderatamente, fumo il giusto, non bestemmio e non picchio nemmen più i bambini.

insomma sono una noia mortale.

a parte il fatto che c’ho qualche pretenders che vorrebbe trombarmi, che non ha capito che qui non c’è trippa per gatti, ma saran cazzi suoi.

e qui arrivo alla fine del post e ci trovo un senso; non si può trombare laVale, perchè come dicevo appunto, è un’asceta, mapperò, come sancisce l’immaginetta sottostante, ci si può fare delle ricche seghe al suo pensiero. perchè maggio è il mese della masturbazione, che è la forma di amore, a parer mio, più grande che ci sia al mondo.

amore per noi stessi. che se non ci si ama da noi….addio.

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(dai valà, che la verve non l’ho persa.) 
saluto 

il mio nome è mai più ( un anno di merda come questo )

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sono stata la peggio; lo so.

non vi ho nemmeno fatto i canonici auguri di natale; abbiate pazienza non li ho fatti nemmeno a me.

dev’essere ancora l’anestesia da smaltire ( a un mese dall’intervento, forse, questa scusa non regge più. sappiate che l’ho usata per qualunque mia mancanza, e quando dico qualunque non esagero. fidatevi ) ma c’ho una sorta di cappa nuvolosa sulla mia testa, o meglio, ho la testa all’interno di una cappa nuvolosa, nebbiosa, grigia, che erano anni che non avevo. e che francamente mi ha anche rotto un po’ il cazzo.

comunque, ho pensato, mentre stavo sulla tazza del cesso, che almeno quelli di un anno migliore avrei dovuto farveli, e così eccomi.

io sono sincera e lucida, quando dico che il 2012 è stato l’anno più brutto in assoluto della mia vita; un anno che è stato talmente tanto di merda che mi ha lasciato segni come fossero stati 10. infatti il 10 agosto non compirò 42 anni ma 52! puttana la maestra.

credevo di aver toccato il fondo nel 2009, quando rischiai la vita nell’incedente stradale, ma erano veramente bazzecole che parevano macigni per una mente offuscata da un periodo…chiamalo periodo, diciamo pure anni, di intemperanze e perdite di tempo.

ma ora che (come dice il sottotitolo del blog) sono una mente sfacciatamente illuminata, è con estrema consapevolezza che posso battezzare il 2012 come L’ANNO DI MERDA PER ECCELLENZA. 

ho imparato a risparmiarvi le mie paturnie, le sventure troppo personali, i tracolli finanziari, l’accanimento della sfiga, il karma inverso, il cristo retroverso, ho imparato che tanto tocca a me.

e così, con i miei fottuti chili ripresi, le mie cicatrici dentro e fuori ( stavo per scrivere “il mio cuore appassito”, ma mi pareva troppo adolescenzialmelodrammaticotardonazittellafavalessa ) saluto questo anno del cazzo.

vaffanculo duemiladodici, anno di merda, infame, traditore, anno di notti insonni, di dolori fisici ed emotivi, anno di tribolazioni, anno maledetto.

e alla mezzanotte portati via ogni cosa brutta tu hai avuto il coraggio di propinarmi: ogni lacrima che non sono riuscita a versare, ogni parola che non sono riuscita a dire.
portati via la cappa nera che mi hai creato intorno e lascia io ritrovi la luce

che c’ho una gran voglia di ridere di gusto, di essere felice e spensierata, leggera e libera.

che c’ho una gran voglia di stare bene.

che me lo merito, per dio!

 

a voi, my friends, non posso che augurarvi il meglio che la vita ha da offrirvi e che desiderate.
pace e tanto bene. 

un calesse

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quando il referto dice “presunto tumore” diciamo che la vita proprio non ti sorride, diciamo…

e poi dire che “ti passa tutta la tua vita davanti come un film” pare un po’ prosaico e scontato, e infatti non ti succede proprio così. chi lo ha detto o scritto non gli devono aver detto quanto sopra per davvero.

perchè più che la tua vita passata vedi la tua vita futura, che qualcosa sta tentando di fotterti così, sotto al naso; le cose che non hai ancora visto, le cose che non hai ancora fatto, le esperienze che non hai ancora vissuto, sono lì tutte in fila davanti a te con il loro vestito più bello.

se poi sei genitore, oltre a quel film lì, vedi anche il film dell’abbandono, dove protagonista sei tu che te ne vai controvoglia e attrice non protagonista è tua figlia che resta a vivere la sua vita senza la sua mamma.
che voi sapete bene non essere una mamma comune, ma una mamma speciale, favolosa, unica e irripetibile, insostituibile.

se poi sei genitore ti parte anche tutta la pippa mentale di “lasciarle qualcosa”, qualcosa che “riscaldì”, qualcosa che “protegga”, che “accompagni”, che “sollevi”, che “faccia ridere di gusto”, e che “consoli”.

ti parte anche tutta la pippa mentale della vita di merda che stai vivendo, di quanto meditare non sia servito a un cazzo, nè dimagrire, nè lottare, perchè alla fine quella profezia che cinicamente facevi pare si stia avverando: “tribolli tribolli in una vita che non hai chiesto, e poi alla fine ti dicono che ti devi morire”. e ti senti sola, e non amata come vorresti, come dovresti, come meriteresti; e fai piani e progetti che non sai se potrai portare a termine. e ti senti di aver fallito su tutta linea perchè non solo capisci di non amarti abbastanza, ma realizzi che ancora una volta ti aspetti di ricevere amore dove di amore non ce n’è più, o almeno, non quello che vorresti tu.

in tutto questo turbinio di emozioni, contraddizioni, scazzi vari, parte las ramblas dei medici, delle visite, dei pareri, richiesti e non richiesti, degli amici di amici che hanno avuto…della vicina della zia che ha avuto….della cugina della parrucchiera che ha avuto, e tu ti lasci avvolgere da tutti questi racconti fino a quando non implodi, e senza fare rumore alcuno, smetti di rispondere, smetti di ascoltare, di chiedere, di cercare.

smetti di fare tutto quello che ti ricorda cosa potrebbe essere, fino a quando non incominciano a sbucanarti a destra e a manca, senza certezze, senza opzioni, senza vie di fuga, senza sapere come va a finire; fino a quando ti addormenti senza accorgertene, senza aver detto quello che volevi dire, e senza aver fatto quello che volevi fare, perchè nel momento in cui ti hanno detto “quello”, ti si è come congelato dentro qualcosa che ha bloccato tutto il fluire delle emozioni.

e poi ti sei svegliata, con un bruciore in gola, con i neon che ti scorrono sopra la testa, con uno strano dolore, torpore, insensibilità, e stranezza, e la prima cosa che riesci a dire è “ho ancora tutto?” 

e la risposta è: sì!

e vedi le lacrime di gioia di tua sorella, che ti si butta addosso senza badare a fili e buchi e dolori, che ti abbraccia e ti bacia e ti dice che è “andato tutto benissimo, che non era nulla di quello che si pensava“, e tu ascolti, e chiedi, e capisci, ma anche no.

è andato tutto bene, non era un tumore, era un calesse.

dovresti festeggiare, dovresti sprizzare felicità da tutti i pori, sorridere e essere energica.

e invece quella parte di te che si era congelata non ne vuole sapere di scongelarsi.

e fuori sono anche due gradi sotto zero.

e domani è il nostro anniversario.

e fra poco è natale.